Cerca nel blog

mercoledì 25 settembre 2019

4 LIBRI PER AVVICINARSI AL TEMA DEL FEMMINISMO ISLAMICO



Il Femminismo islamico è un movimento che si basa sulla rilettura del Corano, da una prospettiva femminile e che afferma l’uguaglianza di genere, proponendo la riforma di leggi ed istituzioni patriarcali in nome dell’islam. Trascendendo le categorie di Occidente ed Oriente, questo movimento è al tempo stesso locale e globale: poiché esso si è diffuso tra le donne che vivono sia nei paesi a maggioranza musulmana, sia in quelli della diaspora. Emerso tra la fine degli anni ‘80 ed inizi dei ‘90, l’effettiva portata del movimento deve prendere in considerazione le diverse realtà nazionali che si sono rese protagoniste.
I percorsi che portano all’emancipazione femminile si caratterizzano per un comune distacco dal modello universalista del femminismo occidentale, realizzandosi attraverso l’accettazione e la reinterpretazione della propria tradizione culturale.
Il femminismo islamico non si presenta però come un movimento omogeneo: una diversa critica di genere della storia e della tradizione islamica viene affrontata a seconda del contesto regionale e del posizionamento politico, dato che le femministe ritengono sia necessario fare riferimento alle condizioni delle donne in contesti nazionali specifici e alle differenze di ceto ed ambiente. In ogni caso, però, la centralità dell’islam non significa un ritorno al passato: essa è una reinvenzione individuale e collettiva che fa i conti con le esigenze della società del XXI secolo, il miglioramento della condizione femminile passa per una piena affermazione dei diritti civili, economici, politici e sociali di tutti i cittadini senza distinzioni di genere.
Il femminismo islamico si ritrova impegnato su due fronti: contrastare costumi e tradizioni misogine delle società musulmane e scardinare gli stereotipi occidentali che vedono l’islam come principale causa della subordinazione femminile. Affermano cioè la necessità di sfatare la retorica coloniale e missionaria che vede le donne musulmane come soggetti da salvare (con un atteggiamento di superiorità che implica prevaricazioni), quanto piuttosto cercare di lavorare insieme a loro, riconoscendo le responsabilità dell’Occidente nella costruzione delle ingiustizie globali. La religione in questa prospettiva va vista come strumento di liberazione e non come ostacolo all’emancipazione femminile: liberazione delle donne e riforma dell’islam sono elementi inscindibili di un processo che coinvolge donne e uomini musulmani.
Chahrazad non è marocchina, Fatima Mernissi, ed Sonda, Milano, 1993
“L’arabo soggiogato, umiliato, disprezzato, subirà una metamorfosi e diverrà persona sovrana in grado di esercitare la sua sovranità, il giorno in cui sarà allattato da una madre sovrana. E la sovranità dell’individuo passa attraverso l’accesso al sapere valorizzante”.
Con questa affermazione Fatima Mernissi ci catapulta nel nucleo centrale di questo suo lavoro, pubblicato in Italia da Edizioni Sonda  nel 1993. Chahrazad non è marocchina” è un saggio attraverso il quale la studiosa magrebina analizza il problema della scolarizzazione femminile, delle enormi difficoltà di accesso al sapere che vivono le donne del suo paese e, in generale dell’area culturale araba e di come quella stessa area geografica potrebbe avere un diverso e maggiore grado di sviluppo se solo fosse aperta alla scolarizzazione femminile. E lo fa con il suo inconfondibile stile, graffiante e irriverente, ma anche minuziosamente scientifico.
L’idea geniale cui fa ricorso la Mernissi nell’impostazione di questo suo lavoro, è quella di ricondurre l’analisi del problema alle note vicende della protagonista de “Le mille e una notte”, quella Chahrazad che notte dopo notte riesce a posticipare il suo assassinio utilizzando lo strumento della parola e dunque della sua preparazione, del suo bagaglio culturale.
Per me, signore, leggere e scrivere non sono soltanto un passatempo; è una questione di sopravvivenza e al tempo stesso un piacere proibito per secoli ai dominati, ai poveri, alle donne e ai contadini”.
La tesi espressa dalla Mernissi è che esiste un rapporto molto stretto fra le donne con il sapere e, inevitabilmente, con il potere. Quanto più le donne riescono ad accedere all’istruzione, al sapere valorizzante, tanto più si compie la loro emancipazione da una situazione familiare di sottomissione, fino ad arrivare ad una piena partecipazione alla vita pubblica della nazione.
La storia della principessa Chahrazad diventa quindi metafora della figura del sottomesso, dominato, perdente, che con la forza della parola, inanellando le parole come perle di una collana, riesce a soggiogare il proprio carnefice e a conquistare la libertà (ovvero la sopravvivenza nel caso della storia narrata ne “Le mille e una notte”). Ma come è possibile che Chahrazad, una donna, riesca in questo arduo compito? Può riuscirci perché lei è un’aristocratica che ha trascorso la sua infanzia e adolescenza a leggere, ad accumulare informazioni, nozioni, che le daranno gli elementi per inventare notte dopo notte, mille e una storia.
Secondo me – prosegue la Mernissi – il fattore chiave delle diseguaglianze di classe, quello che con maggior attenzione deve essere analizzato da coloro che riflettono seriamente su di un avvenire migliore e su una prosperità più equamente condivisa, è l’accesso delle donne al sapere e al salario”.
L’accesso delle donne al mondo dell’istruzione è un elemento chiave sia per l’evoluzione delle classi meno abbienti, con la possibilità di percepire un altro salario nel momento in cui la donna istruita o quanto meno formata riesce ad entrare nel mondo del lavoro, sia delle classi più socialmente elevate, quella borghesia che potrà vantare figli e figlie nei settori in vista della carriera professionale.
(da un articolo di Beatrice Tauro)

Fatima Mernissi, (Fès, 1940 – Rabat, 30 novembre 2015), è stata una scrittrice e sociologa marocchina. Nata a Fez, città del Marocco settentrionale durante il periodo di protettorato francese, Fatima trascorse la sua giovinezza nell’harem di famiglia appartenente alla borghesia cittadina. Completati gli studi in Marocco si trasferì prima in Francia e successivamente negli Stati Uniti dove ottenne un dottorato di ricerca in sociologia alla Brandens University nel 1974.
L’immaginazione e la fantasia diventano uno strumento di resistenza e di elusione di regole e istituzioni, nella cornice spazio-temporale e relazionale della quotidianità, attraverso la rievocazione di mondi altri e di donne. Dalle donne immaginate e evocate si passerà alle donne studiate, oggetto delle sue ricerche, a partire da quella di dottorato, condensata nel libro Beyond the Veil: Male-Female Dynamics in the Modern Society. Di ritorno dagli Stati Uniti, Fatima iniziò la sua attività accademica all’università Mohammed V di Rabat e proseguì i suoi studi e le sue ricerche nel solco tracciato. A questa prima prospettiva farà seguito un suo spostamento e ri-posizionamento all’interno di quello che viene definito femminismo islamico.

Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme. Renata Pepicelli, Carocci ed., Roma, 2010
Il libro racconta la nascita e l’affermazione del femminismo islamico, e parallelamente descrive lo sviluppo di un crescente attivismo femminile all’interno dei movimenti islamisti. Ciò che emerge è il ritratto di un mondo musulmano variegato e in trasformazione, che smentisce molti stereotipi diffusi in Occidente.
L’opera, introdotta dalle riflessioni delle studiose Isabella Camera d’Afflitto e Margot Badran, si articola in cinque capitoli I: «Il movimento femminista nel mondo arabo tra XIX e XX secolo» II: «L’affermarsi del femminismo islamico». III: «Teologia femminista». IV: «Jihad al femminile». V: «Le islamistiche».
“Esiste un femminismo islamico, una teologia femminista islamica, una lettura coranica con occhi di donna. Queste tre affermazioni mettono a nudo tutta la nostra ignoranza sul tema “Donne e Islam” e l’assoluta adesione all’informazione mainstream, spesso pregiudiziale, che presenta in modo monolitico la complessa e differenziata realtà islamica nel mondo. Il femminismo non è una prerogativa dell’Occidente; si colgono profonde similitudini tra la ricerca delle donne e teologhe cattoliche nel reinterpretare la Bibbia e sgrossarla dalla cultura patriarcale che le ha escluse per secoli, e la fatica ermeneutica e culturale delle donne islamiche nel riappropriarsi del Corano in una chiave femminile.” (Patrizia Morgante)

Renata Pepicelli è titolare dal 2008 di un assegno di ricerca presso il dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Dottore di ricerca in “Geopolitica e culture del Mediterraneo” presso il Sum, Istituto Italiano di Scienze Umane / Università Federico II di Napoli (2008). Attualmente è cultore della materia in Storia e istituzioni dei paesi islamici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma3 e collabora a ricerche nazionali e internazionali con l’università di Bologna, lo IAI (Istituto Affari Internazionale) e l’Istituto di studi politici San PIO V. È membro della redazione della rivista “Jura Gentium. Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale”. Ha scritto anche “Il velo nell’Islam. Storia, politica, estetica”, Roma, Carocci, 2012.

Le donne velate dell'Islam, Hinde Taarji, Essedue Edizioni, 1992
Indagine sul mondo femminile mussulmano: descrizione delle esperienze di vita sociale e religiosa di donne incontrate dall'autrice. Viaggio in Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano e Algeria alla ricerca dei motivi che hanno spinto tante giovani donne arabe a riaccettare il velo di cui le loro madri si erano coraggiosamente liberate. Per superare l'abusata icona pregiudiziale della donna musulmana associata al velo e alla miseria intellettuale, in altri termini alla non-modernità, questo testo permette di attualizzare lo sguardo posato sulle donne in terra di islam. Inchiesta giornalistica, con interviste, che percorre gran parte dei paesi arabi proprio per domandare alle donne il perché del loro indossare l'hijab.
Hinde Taarji, nel suo libro, ci racconta ad esempio il suo incontro con la caporedattrice di "Anaka ua hishma" (Finezza e Pudore), una vera e propria rivista di moda per muhadjdjabah (donne velate). "La funzione dell'hijab - domanda l'autrice - non è quella di permettere alla donna di muoversi con discrezione e di attenuare la sua naturale bellezza?” Risponde Kariman, la creatrice della linea e della rivista “La bellezza non è prescritta nell'Islam; è 'el fitna' che è condannabile. 'El fitna' è il turbamento provocato in un uomo dalla vista dell' "awra" della donna. L' 'awra' è tutto ciò che sveglia il suo desiderio sessuale. Il corpo femminile è considerato 'awra'. Si ritiene, per esempio, che i capelli siano elementi di 'fitna'. Ma una volta che la parte 'awra' è nascosta, niente impedisce a una donna di essere bella perché l'Islam non le chiede di diventare una monaca. Non c'è rigidità nell'Islam."
Riportiamo, sempre dal testo, parte dell'intervista fatta a Samira, una giovane donna Muhadjdjabah, ovvero velata, che aderisce al movimento islamico sciita degli ›izballah (Partito di Dio) in Libano: "All'inizio, le donne erano perplesse nei confronti dell'hijab perché temevano di sembrare delle creature timide e timorate. Invece si produce proprio l'effetto contrario. La mussulmana "multazima" [impegnata] con l'hijab si libera della paura ed è perciò più forte di quella che non lo porta. Noi siamo tutte istruite - continua con fierezza - siamo entrate all'università armate della nostra convinzione. Adesso, a differenza del passato, difendiamo con forza le nostre opinioni. Un tempo la donna non si esprimeva perché era oppressa dalla Tradizione, non dall'Islam. Il padre, con il pretesto della religione, obbligava la figlia a restare in casa. L'Islam non ha mai voluto questo. Grazie all'Islam la donna ha avuto la possibilità di scendere in strada. Sayeda Kadija, la prima moglie del Profeta, non si recava forse al mercato per trattare gli affari? Le donne evitavano l'Islam perché lo credevano responsabile della tirannia del padre, del fratello, del marito. Il giorno in cui hanno capito che invece le liberava, lo hanno accettato.”

Hinde Taarji, marocchina e mussulmana, vive a Casablanca. Giornalista e scrittrice, ha iniziato la sua carriera partecipando all'avventura di “Kalima”, emblematica rivista degli anni 80. Membro fondatore di questa rivista mensile d'avanguardia che segna il panorama dei media marocchini con il suo tono sovversivo e il suo trattamento dei tabù sociali È caporedattore fino alla fine della pubblicazione, soffocata da ripetute censure. Il suo gusto per i viaggi e le indagini sul campo l'ha portata a viaggiare in un gran numero di paesi arabi, impegnando numerosi libri su argomenti diversi come il velo, la Palestina o gli anni neri algerini. È anche interessata alla questione della migrazione, condirettore della Fondazione Hassan II per i marocchini che vivono all'estero uno "stato di immigrazione" dedicato alla diaspora marocchina all'estero. È anche regista di documentari per il canale marocchino 2M. Ed è stata, per quasi due decenni, editorialista del settimanale La Vie Eco. Dal 2008 gestisce il sito web dimablada.ma, un portale online per marocchini di tutto il mondo che ha creato per la Fondazione Banque Populaire.

Nel cuore della notte algerina, Assia Djebar, Giunti ed, Firenze, 1998
Sviluppato in due parti e sette racconti, il volume ruota attorno a figure femminili di diverse età ed estrazioni sociali. Spesso sono le protagoniste a parlare in prima persona, altre volte sono parenti e conoscenti a raccontare per loro. Direttamente o meno, ogni vicenda è legata ai fatti accaduti nei decenni fra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso in Francia e Algeria. Conflitti armati, attentati sanguinosi che coinvolgono anche civili, formazioni terroristiche e contestazione politica aprono una finestra su un periodo storico che forse, per noi italiani, non è stato ancora approfondito a sufficienza. Assia Djebar vuole fare proprio questo: offrire un ricordo di tutti quegli uomini e donne che hanno pagato la difesa di un ideale a prezzo del proprio sangue o di quello di coloro che amavano. C’è molto dolore in queste pagine, ma anche molta dignità e, nonostante ne emerga una critica verso alcuni aspetti del mondo islamico, c’è anche tanto amore per l’Algeria. Attraverso una narrazione sensuale, a tratti onirica e vicina alla fiaba, l’autrice travolge il lettore e lo immerge in odori, colori, accezioni linguistiche e religiose proprie del mondo algerino. Un folgorante affresco delle ''nuove donne d'Algeria'' nelle più recenti vicende di esilio e di eroismo, di speranza e di violenza.
Assia Djebar racconta di donne e uomini che vivono in costante pericolo, in clandestinità, in lutto, ma continuano a resistere contro le mutilazioni dei corpi e dei pensieri, contro la cancellazione delle voci presenti e passate. Una delle narratrici, ancora bambina, ha sacrificato alla guerra ciò che di più caro aveva al mondo: la madre e il padre. Cresciuta dalla zia materna, ripercorre con il viaggio e con la scrittura il “vuoto in una lingua muta” che Orano, città natale, ha lasciato in lei… anche Wardya sa bene quanto sia difficile essere donna, avere vent’anni e vedersi improvvisamente privati della libertà per non disonorare il buon nome paterno… e poi ancora Isma che vive la sua giovinezza in clandestinità, nel terrore di essere trovata e uccisa, ma che suo malgrado non riesce a sfuggire all’amore… lo sa bene anche Atika, professoressa di francese ad Algeri: appassionata di letteratura e politica, analizza con gli alunni alcuni brani tratti da Le mille e una notte e diventa lei stessa una moderna Sherazad…
Il femminismo di Assia Djebar è difficilmente classificabile e si sottrae a definizioni militanti o ideologiche. È piuttosto un impegno a distanza che mai confonde la solidarietà, la sorellanza, con l’identità. Un femminismo che non cade nella trappola dell’ergersi a portavoce delle altre; tutt’al più scrive per coloro che sono escluse dalla scrittura.

Assia Djebar: La vita di questa grande scrittrice e cineasta algerina non è scindibile dai destini del suo tormentato paese. Assia Djebar nasce nel 1936 a Cherchell, una piccola città costiera situata a circa 80 km da Algeri, da una famiglia appartenente alla piccola borghesia algerina. La madre, discendente fiera di una famiglia aristocratica berbera, trasmette alla figlia un vasto patrimonio delle tradizioni, legato alla trasmissione orale, per via genealogica femminile. E Assia, già da piccola, è ben consapevole del privilegio di cui gode rispetto alle ragazze della sua età, chiuse in casa e velate a partire dalla pubertà. Dopo gli anni del collegio in Algeria, Assia frequenta il liceo Fénélon a Parigi e sarà la prima donna algerina ammessa all’École Normale Supérieure a Sèvres. Ma le vicende del suo paese interrompono un percorso che sembrava prefigurarsi lineare: la guerra di liberazione degli algerini contro il regime coloniale francese inizia nel 1954. Assia partecipa allo sciopero generale degli studenti algerini nel 1956; a solo vent’anni pubblica il suo primo romanzo La Soif, e abbandona la Scuola prestigiosa per seguire il fidanzato, militante dell’FLN, nella clandestinità. Dopo l’Indipendenza dell’Algeria, Assia Djebar ricopre la cattedra di Storia moderna e contemporanea dell’Africa del Nord all’università di Algeri. Nei decenni successivi Assia, che si definisce “femme en marche”, donna nomade; dagli anni Sessanta fino ai primi anni Novanta, fino all’inizio della guerra civile in Algeria, Assia Djebar vive e lavora a periodi alterni fra Algeri e Parigi. A partire dal 2001, dividendosi tra Francia e Stati Uniti, insegna nel Dipartimento di studi francese dell’università di New York, abbandonando la cattedra che aveva precedentemente occupato alla Lousiana State University dal 1995. Muore il 6 febbraio 2015, a Parigi, all'età di 78 anni.


Segnalo infine un articolo interessante, un sito da consultare e una tesi di laurea sul tema, consapevole che questa scelta di libri non è assolutamente esaustiva del tema.
Il movimento femminista in Arabia Saudita
I femminismi nel Maghreb fra paradigmi e prospettive di emancipazione femminile, Chiara Nardelli
Luisa Costalbano

venerdì 28 giugno 2019

APPUNTAMENTI ESTIVI

Ecco 4 appuntamenti con l'associazione La Leggera, tra Pontassieve e Rufina, il 16, 19, 20 e 23 luglio:




Dall'11 luglio al 12 settembre, l'Unione dei Comuni Valdarno Valdisieve organizza l'edizione 2019 di Cinema sotto le stelle, proiezioni gratuite nelle piazze e nei giardini:


Fino al 9 agosto a Pontassieve prosegue inoltre l'intenso programma delle Muratine:


Segnaliamo la III edizione del festival PIAZZA DEI POPOLI a Pontassieve, quest'anno dedicato al mondo arabo, e sarà condotta da Hamdan Al Zeqri, studioso di origine yemenita da anni impegnato nell'incontro tra la cultura araba e quella italiana. Numerose le iniziative culturali, tra dibattiti, mostre, letture, concerti, degustazioni. Ogni giorno alle 21:30 la serata sarà introdotta dalla lettura di alcune terzine della Divina Commedia in italiano e in arabo.
Dal 6 al 18 luglio, presso la biblioteca comunale, sarà visitabile la mostra Terra e diritti, un reportage di 30 scatti nei Territori Occupati Palestinesi, del fotografo e reporter Cesare Degliana.



A Firenze segnaliamo il 3 luglio la Festa di fine anno di Anelli Mancanti   


MERCOLEDÌ 3 LUGLIO TORNA L'EVENTO PIÙ INTERCULTURALE DI FIRENZE!
Gli Anelli Mancanti celebrano l'arrivo dell'estate con l'annuale Festa di fine anno!
Per quest'anno abbiamo scelto il LED - Il Boschetto d'Estate e abbiamo tanti amici!
Per chi vuole dalle 19.00 vi aspettiamo per LA CENA!
- Saranno inisieme a noi anche gli artigiani più interculturali della città! Bhumi, Lunula Creazioni, Sindrome Artigiana, Lemercantinfiera, Kofi - sarto africano, DivaNo, Adagio col Disagio, Isola di Federica Greco. Tra gli ospiti ci saranno alcune Associazioni amiche come  Mondeggi Bene Comune
______
Dalle 22.00 invece vi aspettiamo per LA FESTA!!!!
Live Musi e Dj Set di:
Trinadamàs World Music
KORA BEAT
Hugolini
Coqò djette
Ghiaccioli e Branzini


venerdì 7 giugno 2019

Iniziative per la Giornata Mondiale del Rifugiato

Il 20 giugno ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000 come invito a intensificare gli sforzi per prevenire e risolvere i conflitti e contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati. Qui sotto trovate il calendario delle iniziative dei Comuni aderenti alla rete dal progetto SPRAR della zona Fiorentina Sud Est.


Segnaliamo in particolare il seminario TERRITORI RESILIENTI. PRATICHE RESISTENTI che si terrà il 20 giugno dalle 10 alle 13 presso la Sala di Consiglio del Comune di Pontassieve.
Interverranno:
- Gianfranco Schiavone Associazione Studi Giuridici Immigrazione e Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati OnlusUna fragile accoglienza breve analisi delle ragioni della mancata evoluzione del sistema pubblico di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati in Italia
- Andrea Pendezzini,  Associazione Frantz Fanon Torino : Un’ambigua ospitalità. La zona grigia nelle pratiche di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati
- Sabina Pampaloni Coordinatrice Servizi Accoglienza Migranti – C.S.D. Diaconia Valdese Fiorentina: Pratiche di (in)ospitalità: la relazione nelle pratiche di accoglienza
A seguire interventi dai territori di:
- Olivia Scotti, coordinamento accoglienza richiedenti asilo e rifugiati CAT per Sprar zona Fiorentina Sud Est
- Hamdi Abdi Educatrice sociale e mediatrice linguistico culturale Cat
- Don Danilo Parrocchia di Sant’Andrea di Tosi, Comune di Reggello
- Digbeu Gnoble Stephen, giurista
Il seminario è aperto a tutti e sarà l'occasione per fare il punto sulla situazione attuale dei progetti di accoglienza di cittadini richidenti asilo e rifugiati.
Per ragioni organizzative è necessario comunicare la propria presenza entro martedì  18 giugno.

CAMPAGNA CONTRO IL DECRETO SALVINI

L'associazione Tessere Culture dichiara la propria opposizione al Decreto Sicurezza (modificato e approvato come legge il1 dicembre 2018) e al "Decreto Salvini Bis", per la loro sostanza razzista, disumana, xenofoba, repressiva. 

Per questo avevamo aderito alla piattaforma "#indivisibili", alla campagna promossa dal Fronte di Lotta No Austerity (qui sotto), e facciamo parte del Comitato No Decreti Sicurezza di Firenze (https://www.facebook.com/comitatonodecretosicurezzafirenze/)


“Siamo attivisti sindacali, politici, di movimento, uomini e donne. Spesso abbiamo partecipato ad azioni di lotta e di resistenza o, semplicemente, siamo scesi in piazza per far sentire la nostra voce. Vogliamo unirci a chi si sta battendo per l’abolizione del “Decreto Salvini” e per il ritiro della proposta di ulteriore inasprimento (“Decreto Salvini bis”).
Di questo Decreto sono stati giustamente sottolineati gli aspetti razzisti e xenofobi. Si tratta di misure che hanno come scopo solo quello di creare un falso nemico, un capro espiatorio, su cui convogliare il malessere sociale, anche con lo scopo di contrapporre tra di loro lavoratori immigrati e nativi".
Queste misure sarebbero ulteriormente aggravate laddove venisse approvato il “Decreto Salvini Bis” che prevede, tra le altre cose:

Sanzioni severe per chi soccorre i naufraghi in mare; 

Reclusione fino a un anno per la partecipazione a riunioni e assemblee in luogo pubblico senza preavviso e autorizzazione; 

Reclusione fino a 3 anni per chi durante una manifestazione oppone resistenza alle forze di polizia con scudi o “materiali imbrattanti e inquinanti”;  

Inasprimento del 341bis con la reclusione fino a 4 anni per offesa a pubblico ufficiale; reclusione fino a 5 anni per chi danneggia cose altrui durante una manifestazione (ad esempio in occasione di scioperi); 

Persino reclusione fino a 4 anni per chi usa fumogeni o petardi durante una manifestazione!

Il Decreto Salvini cancella il diritto di sciopero e di dissenso!
Firma anche tu per abolirlo e per il ritiro immediato del “Decreto Salvini bis”


mercoledì 29 maggio 2019

Eventi estivi a Pontassieve

Segnaliamo alcuni eventi dell'estate pontassievese:

* Anche quest'anno c'è un ricco programma alle Muratine, con concerti, film, attività culturali e laboratori per adulti e bambini. Seguite la pagina su facebook: https://www.facebook.com/Le-Muratine-Pontassieve-297480847456082/


* Alle Sieci l'8 giugno ci sarà il torneo di "3° Tempo Antirazzista", presso la Polisportiva. 6 squadre, tutto in un giorno, unisce calcio popolare e convivialità, con partite, cena e musica live. Seguite la pagina su facebook:  https://www.facebook.com/terzotempoantirazzista/

venerdì 24 maggio 2019

SCUOLA E INTERCULTUA

Giovedì 30 giugno parteciperemo al convegno "Scuola e Intercultura: 15 anni di rete ALISEI" a Figline Valdarno.
In questi anni la nostra associazione ha svolto diversi laboratori nelle scuole dell'Istituto comprensivo di Figline, sia di intercultura che di Italiano L2.
Lo scorso anno sono stati svolti due laboratori, "Io non vinco, tu non perdi", di prevenzione al bullismo e al razzismo, alla scuola primaria e "Le conquiste geografiche e nascita del colonialismo" nella scuola secondaria di primo grado.
Nell'A.S. 2016/2017 è stato realizzato sia un laboratorio di italiano L2 con alunni delle scuole primaria e secondaria, e un laboratorio interculturale "La zuppa di sasso" all'infanzia.
Nell'A.S. 2012/2013 invece, all'interno del progetto "Oltre le parole" fu realizzato un progetto di italiano L2 con alunni della primaria.



giovedì 23 maggio 2019

Nuovo laboratorio autobiografico per adulti

Da settembre a Dicomano parte un nuovo interessante laboratorio di scrittura autobiografica e teatro, insieme ad Antigonart. Le iscrizioni sono aperte fin da ora. Non è mai troppo tardi per mettersi in gioco e (ri)scoprire la propria capacità espressiva!
·       Dove: Biblioteca comunale di Dicomano, Ex-Macelli
·       Quando: Settembre-Dicembre 2019
·       Cosa: 6 incontri da 2 ore di scrittura autobiografica; 6 incontri da un’ora e mezzo per il percorso di teatro
·       Costo: 50 euro totali
·       Come ci si iscrive? Per info e iscrizioni potete scriverci ad antigonart.aps@gmail.com o chiamarci al 3383888057, o ancora contattare l’Ufficio cultura del Comune di Dicomano sia via email: cultura@comune.dicomano.fi che telefonicamente: 0558385408.

sabato 18 maggio 2019

CHI SIAMO


TESSERE CULTURE

      L’associazione Tessere Culture è nata a Pomino (Rufina- Firenze) nel 2011 dalla volontà di un gruppo di persone da anni operanti nell’ambito dell’intercultura come mediatrici/mediatori linguistico-culturali, facilitatrici/facilitatori di italiano come seconda lingua (L2) ed educatrici/educatori interculturali. Lavoriamo nel territorio Valdarno, Valdisieve, Mugello e Firenze, nelle scuole di ogni ordine e grado e con adulti di ogni età; collaboriamo in modo continuativo con il CRED dell’Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve, con il CINT (Centro Interculturale) del comune di Pontassieve e con la biblioteca di Pontassieve.

OBIETTIVI:
- rispettare, valorizzare e far conoscere le diversità come risorsa primaria sia personale che collettiva;
- agire in contrasto ai fenomeni di discriminazione, razzismo, sessismo ed emarginazione;
- conoscere, documentare e promuovere la conoscenza delle culture dei migranti di ieri e di oggi, per contribuire alla creazione di una società fondata sull’accoglienza e l’inclusione;
- educare all’interculturalità;
- favorire buone pratiche di cittadinanza attiva in supporto alle amministrazioni pubbliche e alla società civile.

ATTIVITA’
- progettare, promuovere e coordinare programmi e servizi di formazione, educazione, mediazione e consulenza interculturale;
- essere punto di riferimento stabile e qualificato nel territorio per promuovere l’intermediazione linguistica e culturale, in primo luogo tra gli abitanti e gli enti pubblici o con responsabilità di gestione sociale;
- ideare, organizzare e realizzare attività, manifestazioni, incontri, e scambi interculturali sui vari temi di cui si occupa l’associazione.

LE NOSTRE FIGURE PROFESSIONALI

Facilitatrici/facilitatori di L2
E’ una figura professionale che insegna italiano, come lingua seconda (L2), a studenti/e di madrelingua straniera. Ha una formazione specialistica ed è in possesso di una certificazione (DITALS o altre) riconosciuta a livello europeo, e rilasciata da Università qualificate, o una lunga esperienza in questo campo specifico. Inizialmente stabilisce il livello di conoscenza della lingua italiana dello studente/a, quindi tenendo conto della lingua madre, del livello di conoscenza dell’italiano e del livello di scolarizzazione, sviluppa un programma di studio finalizzato a soddisfare le aspettative del discente. Nella scuola prosegue il processo di accoglienza iniziato durante la mediazione linguistico-culturale e si occupa di accompagnare lo studente/a in un percorso finalizzato - a lungo temine - a raggiungere lo stesso livello linguistico dei compagni di classe. Facilita i testi scolastici e consiglia gli insegnanti nella scelta dei testi adatti agli apprendenti.

Educatrici/educatori interculturali
E’ una figura professionale che fa emergere le diversità personali e culturali e le valorizza attraverso la decostruzione di stereotipi, l’attivazione delle competenze/conoscenze personali di ognuno, stimolando la curiosità e la voglia di conoscere l’altro.
Le educatrici e gli educatori interculturali di TESSERE CULTURE hanno competenze professionali relative a: pedagogia, psicologia, sociologia, antropologia, filosofia, gestione delle dinamiche di gruppo e risoluzione dei conflitti, intercultura, autobiografia, narrazione.
Operano per favorire l’integrazione sociale e la conoscenza reciproca ponendo la differenza come valore. Utilizzano strumenti didattici dinamici, interattivi e non solo frontali, idonei al gruppo al quale si rapportano.
Il progetto didattico è costruito insieme a coloro che ne richiedono il percorso, interagendo con le altre figure professionali coinvolte, modulando gli interventi in relazione alle caratteristiche del gruppo.
All’interno della scuola queste figure professionali conducono laboratori interculturali nelle classi, progettandoli insieme con insegnanti e, dove possibile, genitori.
Forniscono anche consulenze professionali in vari ambiti sociali e professionali, a chi intende svolgere attività connesse all’integrazione sociale e/o lavorativa di soggetti di varia provenienza etnico-culturale.


Psicologa

L’Associazione si avvale anche della collaborazione di una psicologa clinica, esperta in supporto psicologico ad adulti, adolescenti e nel sostegno alla genitorialità.

Abbiamo la possibilità di attivare, dove richiesto, percorsi con mediatrici/mediatori linguistico-culturali di madrelingua, con esperienza sia in ambito scolastico sia come facilitatori nell’accesso ai servizi.